Dall’8 al 10 GENNAIO 2027

Venerdì e Sabato ore 21 – Domenica ore 17,30

ROSAURA ALLE DIECI

di Marco Denevi

Ideazione, Regia e Interpretazione Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini

Traduzione e Adattamento Stefano Angelucci Marino

Con Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini

Maschere Brat Teatro – Burattini e Mascheroni Brina Babini – Costumi e Scenografia Vize Ruffo Disegno luci Ettore Nigro

Produzione Ass. Cult. Teatro del Sangro

Un mistero da risolvere, cinque punti di vista diversi, ognuno credibile, nessuno definitivo. Pubblicato nel 1955, considerato tra i migliori romanzi argentini e tradotto in varie lingue, il primo romanzo di uno scrittore a lungo trascurato che merita una nuova ribalta.

Cinque maschere antropomorfe, burattini, mascheroni e ombre contraddistinguono l’inedita versione teatrale e italiana di Rosaura alle dieci di Marco Denevi, mai tradotto sinora per i nostri palcoscenici, che si affida a un codice espressivo nato dalle suggestioni create dai murales e dai “bamboloni” della Boca, il celebre barrio porteño caratterizzato da una forte impronta italiana. Angelucci Marino e Rossella Gesini proseguono nel solco di una linea programmatica, che s’è fatta negli anni una loro particolare impronta: narrare, senza retorica e luoghi comuni, la storia degli emigranti, degli italiani “senza patria” divisi nel cuore, nella lingua, nella cultura.

Rosaura alle dieci è la storia di un delitto raccontata da cinque diversi protagonisti, ciascuno dei quali fornisce un tassello che completa il puzzle, ciascuno con la sua voce magnificamente distinta dalle altre. Consciamente o inconsciamente tutti e cinque mentono, eppure, consciamente o inconsciamente, tutti e cinque dicono la verità.

Rosaura alle dieci è ambientato a Buenos Aires durante gli ultimi anni del regime di Perón. Nel romanzo non ci sono riferimenti precisi alle vicende politiche, ma il lettore che conosce quel periodo avverte la tensione sociale che contrappone la cosiddetta aristocrazia – ormai al tramonto anche se sopravvissuta alla seconda guerra mondiale – al populismo in ascesa, che ricorda in qualche misura il fascismo italiano: questa tensione avrebbe avuto il suo insoddisfacente scioglimento nella Revolución Libertadora del 1955, che pose fine al primo mandato di Perón gettando però il seme di ciò che, vent’anni dopo, avrebbe portato alla sanguinosa dittatura militare e alla tragica guerra delle Malvinas.

Il cast di Denevi è un campionario della società bairense nella prima metà del Novecento: spagnoli da tempo acclimatatisi, come Doña Milagros; poveri da poco giunti dalle province, come Marta Correa (o María: il nome delle sorelle di Lazzaro non è casuale), attratti dalla promessa di Perón di una vita migliore in cambio dell’appoggio politico; intellettuali pedanti alla ricerca di un ruolo nel mosaico sociale, come David Réguel; individui privati di ogni gioia come Camilo Canegato – una parodia del Gregor Samsa di Kafka – intrappolato nel guscio della propria timidezza, dal quale può sfuggire solo in direzione di un mondo di fantasie erotiche ed artistiche.

Denevi non compie discriminazioni fra un personaggio e l’altro. Citiamo Simone Weil (che Denevi ammirava parecchio): “Esiste un obbligo nei confronti di ciascun essere umano per la sola ragione che lui o lei è un essere umano, senza che nessun’altra condizione debba essere soddisfatta, e anche se dell’esistenza di tale obbligo l’individuo in oggetto non si rende conto”. In questo, Denevi credeva sul serio.

Il Progetto Rosaura alle dieci nasce dall’esperienza teatrale vissuta in Sudamerica (Argentina, Uruguay e Paraguay) dal 2014 a tutt’oggi dagli attori e registi Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini, grazie a cinque produzioni (“Tanos” 2016, “Arturo lo chef” 2018, “Hermanos” 2019, “Familia Paone” 2022, “Stéfano” di Armando Discepolo 2023 e “Grigia assenza” di Roberto Tito Cossa 2024) realizzate con il Teatro Stabile d’Abruzzo. I due artisti, dopo essere entrati in contatto diretto con la prima, seconda, terza e quarta generazione dei migranti italiani, sentono ora il bisogno di affrontare la grande drammaturgia argentina di origine italiana.