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SONATA A KREUTZER

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SONATA A KREUTZER
dal 26 al 29 ottobre 2017

giovedì, venerdì e sabato ore 21:00 - domenica ore 17:30

SONATA A KREUTZER
di 
Leone Tolstoj

Versione teatrale e Regia Alvaro Piccardi

con Alvaro Piccardi

Scene e Costumi Lorenzo Ghiglia - Musiche L. Van Beethoven

Produzione TEATRO BIONDO PALERMO

Note 

“La sonata a Kreutzer” che vide la luce nel 1889, è certamente la più sofferta e drammatica di tutte le opere di Tolstoj dopo la svolta spirituale del 1880. Si sono voluti vedere in quest’opera forti elementi autobiografici (in quegli anni effettivamente la moglie di Tolstoj si invaghì di un musicista che frequentava la sua casa), ma la grandezza di Tolstoj sta nell’avere inventato un personaggio, una storia che diventa proiezione potente del tumulto del suo animo e dei suoi sentimenti.
Un uomo ha ucciso la moglie. Viene processato e assolto. La legge dell’epoca riconosce ampie attenuanti per il delitto di gelosia. Ora è libero.  Racconta la sua storia, l’incontro con la moglie, il matrimonio, le ragioni, le sue ragioni del delitto. E’ destinato a raccontare, a rivivere.  Ripercorre il tragitto: le sue idee sul matrimonio, sulla sessualità, sull’amore, la necessità di una delirante teoria della castità come unica possibilità di uscire dal conflitto fra i sessi, a costo dell’estinzione del genere umano. I motivi che lo hanno portato all’omicidio: la nausea del matrimonio, la gelosia nei confronti della moglie, il rapporto di lei con un musicista, la sua infatuazione, l’ebbrezza di lei nel suonare “La sonata a Kreuzer” con il presunto amante, l’odio invece del protagonista nei confronti della musica, sollievo per l’anima ma anche elemento di corruzione dell’anima stessa.
La storia di un’ossessione…l’ossessione della donna, l’incapacità di riconoscere la donna come essere umano, ma solo come oggetto di desiderio. Solo dopo morta il protagonista ammette “Guardai il viso di lei, livido e gonfio, e per la prima volta mi dimenticai di me, dei miei diritti, del mio orgoglio, e per la prima volta vidi in lei una creatura umana.”
Solo dopo averle dato la morte appunto. Uno spettacolo forte, violento, emotivo.
Il viaggio di una attore nella zona di confine fra realtà e allucinazione, fra l’esplosione dei sentimenti e il freddo e delirante argomentare, una ricerca delle vibrazioni più intime e interiori dell’animo umano al sevizio delle necessità del personaggio e di un grande testo di un grande autore del passato: un testo ancora oggi vivo e palpitante in grado di illuminare in modo potente zone inquietanti e scomode della nostra esistenza.

Lo spettacolo ha riscontrato critiche particolarmente qualificate. Ne riportiamo alcuni brani significativi.

Franco Cordelli,  CORRIERE DELLA SERA -  18 marzo 2007
“La sonata a Kreutzer”, drammaturgia, regia e interpretazione di Alvaro Piccardi, è una vera sorpresa, un piccolo gioiello nel desolato panorama del teatro romano. Dico di più: è uno spettacolo imperdibile….Piccardi crea uno spazio e, dentro questo spazio agisce. Si tratta di uno spazio astratto in continua mutazione….In un crescendo di intensità Piccardi si identifica con l’assassino. Ma la sua arte è tutta nel mostrarne, con sottigliezza sempre più insinuante, la falsa coscienza, forse, l’ipocrisia”.

Rodolfo Di Giammarco,  LA REPUBBLICA -  1 marzo 2007
“L’assassino nevrotico della moglie è per Piccardi un soggetto elegante, etico, misogino, represso, fanatico, svagato, un po’ “spento” alla Michel Piccoli, con ridicola flemma cechoviana. Un uomo come tanti. Con in più un pugnale.”

Luca Archibugi,  IL MESSAGGERO - 7 marzo 2007
“Alvaro Piccardi, uno dei maggiori attori italiani, ha genialmente intessuto l’abito di quest’uomo senza qualità nello spazio del teatro Politecnico…abbiamo potuto assistere ad uno spettacolo semplicissimo e memorabile”.

Ugo Ronfani,  IL GIORNO - 29 novembre 2008
“Lodevole l’impegno e i risultati: nato a Roma, lodato dalla critica, il monologo, della durata di ottanta minuti, ha conquistato anche il pubblico milanese per l’asciutto rigore con cui Piccardi, in una stagione teatrale avara di emozioni, si è calato negli inferi del suo personaggio. Alla fine, dopo l’agghiacciante “scusate” sussurrato e ripetuto dall’uxoricida, che si dissolve nell’orrore, molte e meritate chiamate.” 

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