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Il Cartaginese

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Il Cartaginese
dal 9 al 18 febbraio 2018

venerdì e sabato ore 21:00 - domenica ore 17:30

Il Cartaginese
di 
T.M. Plauto

Adattamento e Regia Giancarlo Sammartano.

Maschere Giancarlo Santelli.

con Paolo Floris, Tommaso Lipari, Mattia Perrella, Andrea Puglisi.

Scene e Costumi Daniela Catone   Musiche Stefano Marcucci

Organizzazione Fulvio Artone

Produzione FONDAMENTA TEATRO

Note 

Lo spettacolo ripropone la storica ed affascinante modalità scenica della drammaturgia latina originale: solo quattro attori infatti, attraverso l’uso delle maschere interpretano - in un vorticoso ed esilarante gioco teatrale - i molteplici ruoli del testo. La formula riprende con coerenza e rigore l’esperienza dei primi anni ’90 di Giancarlo Sammartano con l’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa.  Le maschere, realizzate da Giancarlo Santelli, sono ricreate sul modello delle terracotte votive a Dioniso, rinvenute negli anni ’60 e ‘70 negli scavi della necropoli di Lipari, che riproducono fedelmente i tipi della commedia greca nuova di Menandro e per affinità quelli della palliata latina.
Una compagnia in grado di farsi letteralmente in quattro vuole riportare oggi - con scrupolo filologico e libertà di pensiero - alla dimensione originaria il teatro plautino: restituendogli da un lato il divertimento degli intrecci, delle situazioni, dei caratteri, degli scontri verbali; ma anche guardando alla grande lezione del teatro classico che ha nel rapporto con il pubblico - sia nel tragico che nel comico - il valore di un’esperienza conoscitiva sulla natura del mondo sociale. Una memoria segreta sul senso e il valore del Teatro, in cui la parola acrobatica danza in un corpo vitale, dove oltre la malizia di espugnare il pubblico - di piacere - trasmettendo tensione o allegria, circola un umore acre e coinvolgente.
Il mondo plautino non descrive soltanto una galleria di tipi e situazioni comiche paradossali, ma riflette, nella deformazione del teatro, un intero mondo sociale. La Roma repubblicana e la romanità sono descritte ed interpretate come un universo parallelo dove le regole sono sovvertite e riscritte a tutto vantaggio di giovani innamorati e servi intraprendenti. Uno spazio di libertà che solo il teatro, nella sua leggerezza ed apparente innocuità può permettersi di praticare. Nel teatro plautino - un corpo di commedie leggibili come capitoli di un grande romanzo - si realizza una saga di piccole avventure di strada dove il debole per una volta sconfigge il potere della classe, del denaro, dei ruoli sociali. In una società divisa tra patrizi e plebei, tra romani ed “immigrati”, tra liberi, schiavi e schiavi affrancati, il sarcasmo di Plauto pesca, distorce ed inventa meccanismi comici che si trasformano in satira di costume e di vita sociale. Lenoni, parassiti, soldati, vecchi avari e vogliosi sono messi alla gogna senza pietà, in nome di una concezione di vita che disprezza il denaro e il possesso ed esalta l’edonismo del vivere nella leggerezza degli appetiti naturali. Comicità costruita su pochi e ricorrenti elementi di contrasto, ingenua ed apparentemente disimpegnata da grandi temi di pensiero ed azione, eppure attraversata da un amarezza malinconica sull’ingiustizia del mondo. Ma il teatro plautino ci trasmette anche una grande lezione tutta interna al linguaggio ed all’arte del teatro. La concezione di personaggi-maschere, se da un lato toglie loro rotondità e sfumature psicologiche, d’altro canto allarga a dismisura il loro significato oltre il tempo della storia, costruendo modelli di natura antropologica che saranno ripresi ed elaborati a partire dal Rinascimento europeo fino ai giorni nostri.
Dalla Commedia dell’Arte, ad Ariosto, Machiavelli, Ruzante, Shakespeare, Calderon, Molière, Gozzi, Goldoni, quel mondo - come un pentagramma di tipi e situazioni - si ripropone in infinite variazioni di linguaggio ed ambientazione, conservando sempre l’idea di un teatro che non nasconde la sua natura artificiale, i suoi trucchi, ma mette al centro il pubblico chiamato a svolgere la sua funzione di attivo interlocutore della scena. Un teatro quindi, che con il pretesto del puro divertimento, rimette in moto spirito di osservazione, di comprensione, di critica. Per suggerire allo spettatore che se il teatro non sempre riflette fedelmente la vita certamente ne spiega con sapienza le pene e le gioie.

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